Enti Pubblici e Politica 

Amt, la destra accusa Salis ma per il Pd inciampa sull’eredità pesante che ha lasciato

Dopo le parole della sindaca Silvia Salis sulle risorse assorbite dal risanamento dell’azienda di trasporto pubblico, Matteo Campora e Ilaria Cavo parlano di fondi disponibili. La replica del Partito Democratico richiama però il punto politico: chi oggi accusa ha governato la città e partecipato alle scelte che hanno prodotto la crisi

La discussione sulle risorse destinate all’Azienda mobilità e trasporti riapre uno dei dossier più pesanti lasciati sul tavolo della nuova amministrazione comunale: il risanamento della società del trasporto pubblico genovese e il suo impatto sulle altre politiche cittadine, a partire dai servizi educativi. Dopo le parole della sindaca Silvia Salis, che ha collegato le difficoltà di investimento nelle scuole dell’infanzia alla necessità di affrontare la situazione dell’azienda, sono arrivate le repliche di Matteo Campora, capogruppo di Vince Liguria, e di Ilaria Cavo, deputata ligure e capogruppo di Noi Moderati Orgoglio Genova in consiglio comunale.

Secondo Matteo Campora, la sindaca avrebbe dovuto destinare prima all’Azienda mobilità e trasporti le risorse che, al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo 2025, sarebbero risultate disponibili. Il capogruppo di Vince Liguria richiama anche i 40 milioni stanziati da Regione Liguria a sostegno del Comune, sostenendo che quelle risorse avrebbero potuto essere usate per altre attività utili ai cittadini se la gestione del dossier fosse stata diversa. La sua conclusione è un invito alla sindaca a fare «meno polemiche strumentali» e a concentrarsi su azioni concrete.

Sulla stessa linea Ilaria Cavo, che definisce le parole di Silvia Salis una «scusa non richiesta» e contesta l’idea che sia stato il Comune a farsi carico della ricapitalizzazione dell’azienda, ricordando l’intervento da 40 milioni della Regione. La parlamentare di Noi Moderati sostiene inoltre che il bilancio comunale abbia chiuso con quasi 50 milioni di avanzo, di cui 45 accantonati per specifiche misure e 2,5 di avanzo libero, indicando in particolare 6,5 milioni destinati all’educazione e altri 4 al sociale. Da qui l’accusa: se la sindaca avesse voluto investire sulle scuole dell’infanzia, secondo Ilaria Cavo, avrebbe potuto farlo.

La risposta del Partito Democratico sposta però il confronto dal piano aritmetico a quello politico. Il capogruppo in Regione Liguria Armando Sanna e il consigliere regionale Simone D’Angelo accusano Matteo Campora e Ilaria Cavo di provare a scaricare su altri responsabilità maturate durante gli anni in cui il centrodestra ha governato Genova. Il punto sollevato dai due esponenti dem è semplice: chi oggi contesta la gestione della sindaca è parte della stessa stagione politica che ha amministrato la città, seguito le scelte sui servizi e contribuito a lasciare alla nuova amministrazione una situazione complessa sul trasporto pubblico.

«Le parole di Matteo Campora e Ilaria Cavo sarebbero comiche, se non rappresentassero l’ennesimo, goffo tentativo di nascondere le responsabilità di chi per anni ha governato Genova e oggi prova a riscrivere la realtà costruendo una narrazione di comodo», dichiarano Armando Sanna e Simone D’Angelo. Per il Pd, il problema non è soltanto il merito delle singole cifre, ma il tentativo di trasformare in responsabilità della nuova amministrazione una crisi che arriva da lontano e che si è formata dentro un quadro politico precedente.

La replica democratica insiste proprio su questo passaggio: non si può discutere dell’Azienda mobilità e trasporti come se la situazione fosse nata il giorno dell’insediamento della nuova sindaca. La società del trasporto pubblico non è diventata improvvisamente un’emergenza e le scelte necessarie per rimetterla in sicurezza pesano inevitabilmente sul bilancio e sulla possibilità di finanziare altri capitoli. Per questo, secondo Armando Sanna e Simone D’Angelo, la polemica della destra rischia di oscurare il dato principale: prima di accusare chi oggi deve intervenire, bisognerebbe chiarire chi ha gestito e indirizzato le politiche cittadine negli anni precedenti.

Nel loro intervento i due consiglieri del Partito Democratico parlano di «polemica permanente» e di «propaganda sulla pelle dei genovesi», accusando gli avversari di confondere i numeri e spostare l’attenzione dai problemi reali. «Fa sorridere sentire lezioni di gestione da chi appartiene a una stagione politica che ha governato per anni e che oggi prova ad attribuire ad altri ogni criticità, come se il tempo potesse cancellare decisioni, priorità sbagliate e scelte che hanno contribuito a creare le difficoltà che la città sta affrontando», aggiungono Armando Sanna e Simone D’Angelo.

Il confronto resta quindi aperto, ma il nodo politico è evidente: da una parte il centrodestra tenta di presentare la questione come una scelta sbagliata della nuova amministrazione tra trasporto pubblico e scuole dell’infanzia; dall’altra il Pd riporta il ragionamento alla continuità delle responsabilità amministrative, ricordando che chi oggi accusa è stato parte del sistema di governo che ha lasciato la città davanti alla necessità di risanare l’Azienda mobilità e trasporti. Ed è proprio su questo terreno che la polemica sui fondi rischia di diventare un boomerang per chi l’ha sollevata.


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